Mi ricordo ancora di quando cadevano le foglie
e un po’ di vento le alzava all’improvviso
di castelli in aria che mi dicevano sono cose inutili
adesso non sono che fredde pietre dai contorni ruvidi.
E un sorriso inanimato è l’immagine del mio cuore
così hanno vinto le cose scontate
e ho finito per coprirmi dalla pioggia
che ridendo la guardavo scendere tra mille suoni diversi
il mio viso bagnato era la mia dolce magia.
È così ad ogni passo mi avvicino sempre di più
alla vita partorita per le cose sicure
e i sogni sono diventati lettere in un barattolo
conservate perché un giorno possa rileggerle
e quando intorno sarà tutto perfetto
saranno fogli bianchi da colorare di nuovo.




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"Ascoltando: Adagio in sol minore per organo e archi di Tommaso Albinoni." Note colme di pensieri di un sensibile maledetto, cadono da una scala fatta di gradini scivolosi. Esule in un mondo così lontano, percorro un cammino a ritroso contemplando un guscio dischiuso, dai rami foglie strappate, e tutto in un tripudio di immagini variopinte, dove non esiste il bianco o il blu o l’arancione, ma un sottile essere divelto dalla sua illusione. Ad un angelo. |
Jonathan
Tutto quello che sappiamo di essere è una facciata di quello che siamo veramente, tutto l’odio che abbiamo coltivato negli anni è un castello in aria, resta solo da perdonarci, e per quanto persevero nel mio orgoglio, non vedo che un'unica strada sempre evidente tra i miei pensieri, quella dell’apparenza, che raccoglie in uno scudo tutto il nostro odio, e che noi ci poniamo davanti per abbattere tutto ciò che è pronto a ferirci.
Ma se dovessi svegliarmi domani e scoprirmi privo del muro che si erge intorno a me, con le mani affrancate da ogni finta protezione, forse camminerei più leggero e in un giorno arriverei molto più lontano.
Siamo spettacolo e spettatori insieme, tutti seduti nella propria fila a guardare il palcoscenico della vita, tra applausi e fischi, tra sorrisi e dita puntate contro, tutti a dire come sarebbe dovuto essere lo spettacolo e nessuno a fare la propria parte.
Jonathan
Febbraio 1997
E quando lui ti abbraccerà dopo aver fatto l’amore, e sarai il suo arcobaleno anche di notte, e penserai di poter finalmente amare chi ti ama e di essere felice, quando lui ti porterà via per mantenere una promessa che non sono riuscito a mantenere io, non guardare indietro, e quando penserai che qualcosa non vada per il verso giusto, quando ti andrà di piangere ed avrai paura, tu abbraccialo forte perché saprà darti tutta la sicurezza di cui hai bisogno, e quando dovrai scegliere una strada e ti sentirai sola per motivi che ti terrai dentro non pensare di non avere niente da dirgli, ma stringilo e parla, perché lui ti porterà in braccio fino a sentirsi sfinito. Ma se stanotte, mentre dormi, con gli occhi chiusi vedrai un’ombra che in un angolo del tuo cuore resta immobile, perché è in un angolo del tuo cuore che ha deciso di stare, allora avrai visto la mia anima che ti ho lasciato dentro, perché quella non può tornare indietro. E un giorno forse starò con una ragazza e ti incontrerò per strada, così per caso, ed io la guarderò negli occhi e mi chiederò perché non ci sei tu con me. E chissà se la notte continuerò a sentire il tuo profumo nel mio letto e su di me e se conserverò le tue lettere in una scatola, e non le leggerò per paura di ricordare quel freddo che ora mi brucia il cuore. Addio, perché adesso so quanto può far bene l’amore e quanto può far male, addio, perché mi penserai quando capirai che potrai imparare ad amare una persona, e non a farci l’amore com’era per noi due, perché saprai che più di tutti io ti conoscevo ed era per com’eri veramente che ti ho amata, tu hai voluto non amarmi, posso capirlo, ma non giustificarlo, e non odiarmi se non posso accettare la tua amicizia, ma io sono diverso da te perché scelgo la mia vita e non quella degli altri. Scusami se ti odierò, perché tu lo sai l’amore finisce, ma l’odio per dei ricordi è l’unica cosa che rimane, e dopo due mesi, in questo uragano di ricordi e di circostanze io ti amo ancora, e queste ombre mi coprono gli occhi di semplici momenti di abbandono ad un futuro per me indifferente ma persistente, e consumano lentamente le briciole di volontà rimasta, e lasceranno poi polvere che verrà portata via quando con un po’ di paura-coraggio, chiuderò gli occhi per imprigionarti in me per sempre. Ti amo.
Jonathan
Ho apportato delle modifiche al sito (finalmente ci sono riuscito). Nel menù Themes a destra potete modificare lo stile del sito a vostro piacimento. Per adesso ho trovato questi temi ma cercherò di trovarne degli altri. Provateli!!!
Jonathan
Grazie di cuore a:
Moijto, Valeria, Imma, AnnaMaria, Silvana, Giacomo, CuCcIoLa, Bianca, Francesca, Miriana, Iorio, MisterEkin, Ylenia.
Come si può descrivere un sentimento come l'amore che proviamo per qualcuno? Come possiamo raccontarlo? A volte è difficile specialmente quando questo sembra essere contro di noi, altre volte si può trovare conforto proprio nel descriverne l'immagine. Bisogna pensare che non tutto quello che ci attanaglia l'animo è un tormento compiuto in sé, io lo uso come un pretesto per scrivere, altri per odiare, alcuni per nascondersi in un luogo recondito dentro di sé, ed uscirne sarebbe come esporsi di nuovo al dolore. Non dobbiamo dimenticare che il valore che hanno le cose dipende sempre dal nostro punto di vista, buone o cattive, siamo sempre noi a scegliere che cosa farne.
CENERE
Come una coperta scrollata di dosso, malgrado il freddo, ti ho lasciata cadere davanti i miei piedi. L’aria è comunque gelida e mi piego rattrappito sulle ginocchia, tu mi sei riapparsa proprio mentre i brividi corrono lungo la schiena, io ti guardo bramoso, fremo e mi cruccio, per me sarebbe più facile che mi addormentassi e durante la requie prenderti la briga di coprirmi di soppiatto, con la naturalezza di una madre premurosa.
Fremo, ancora intirizzito, e tu ancora lì a ricordarmi quanto freddo fa. Dalla bocca il fiato mi diventa fumo, le mani nascoste sotto le braccia, un po’ di luce cade dai lampioni, e tu mi stai davanti, immobile, come un sogghigno esecrabile, raccolto in sé, degno e composto, vuoi vincere e non andrai via finché non chiuderò gli occhi, coperto di sottile ghiaccio, vinto dal freddo ma sublime nel cuore. Dovrei avvinghiarti farti in pezzi e gettarti sull’asfalto, ridere di te e poi tornare nel mio angolo a seguire la mia sopravvivenza, ma sarei sconfitto a mia volta dai tuoi pezzi che riderebbero all’unisono, sprezzanti. O forse dovrei prenderti e scaldarmi le spalle, come vorrei farlo, ma tu diventeresti il serpente che attende il sonno della preda, ed io sciocco morirei prima ancora di trasalire. Rigido diventa il cuore che di soffrire è stanco, e assente diventa lo sguardo di chi troppo ha pianto, non me ne volere se preso dal mio vivere consunto, ti farò più vicina a me, proprio di fronte a me, affrancando le mani che prima scaldavo, ti stringerò prima al cuore, ma soltanto per un breve istante, e dopo averti premuto contro il mio viso per sentire il profumo e tornar indietro con la mente, vorrò dispiegarti proprio lì, davanti a me, e con l’ultima scintilla che sfavilla dal mio cuore, dar vita ad una fiammella minuta, che possa fare di te il fuoco erto a scaldarmi, riflesso in un pianto profuso, ed io diverrò esanime sulla cenere.
Jonathan
Jonathan
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